Il Borgo

La storia millenaria di Petriolo è legata alla posizione strategica che domina le valli del Fiastra e del Cremone. Dalla sommità del colle, alto 271 metri, lo sguardo si perde tra numerosi paesini arroccati sui colli, fino a raggiungere a ovest i Monti Sibillini, scendere verso il Gran Sasso d’Italia e, a est, il mare Adriatico.
La visita del borgo può iniziare salendo alla piazza di San Martino, dove è possibile affacciarsi dal “balcone” per godere del panorama, suggestivo sia di giorno sia di notte. Voltando le spalle al belvedere, l’attenzione si sposta sulla chiesa di San Martino e San Marco, e sul Santuario della Madonna della Misericordia, che custodisce la statua lignea policroma di Giovanni Antonio da L’Aquila, “La Madonna che adora il Bambino”, datata 1525.
Nei locali dell’Oratorio, annessi al Santuario, è stato allestito il Museo dei Legni Processionali, voluto dall’antica Confraternita del SS. Sacramento. Il museo raccoglie arredi e suppellettili sacre, legni processionali intagliati e dorati del XVII e XVIII secolo, argenterie sacre – tra cui il prezioso ostensorio dell’argentiere maceratese Domenico Piano del 1782 – e due tele: una Natività di Andrea De Magistris e un’Annunciazione di Durante Nobili del 1559.
Proseguendo tra i vicoli del borgo si incontra l’ex chiesa del Suffragio, sede del Museo Diego De Minicis, che conserva e valorizza le opere dello scultore.
Uscendo dalle mura castellane attraverso il torrione, si raggiunge la vicina Chiesa di Santa Maria del Soccorso, fondata intorno al XII secolo e successivamente rimaneggiata. Sopra l’altare maggiore si conserva l’affresco “Madonna con bambino” di Lorenzo d’Alessandro, datato 1490.
In prossimità dell’incrocio che conduce da Petriolo all’Abbadia di Fiastra e a Mogliano, si trova la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove di recente è stato recuperato un prezioso affresco raffigurante la Madonna della Misericordia, attribuito a Pier Palma da Fermo e presumibilmente realizzato intorno al 1475.
STORIA
Il nome Petriolo deriverebbe da Praetoriolum, diminutivo di Praetorium, che indicherebbe la possibile presenza di una villa appartenuta al pretore romano della vicina Urbs Salvia. L’area, ricca di sorgenti, era probabilmente frequentata già in epoca romana. Dopo la fine dell’età imperiale sorse qui un Fundo, documentato dal 705 come Fundo Peturiolo. La continuità del toponimo suggerisce che questo primo insediamento medievale si sia sviluppato sui resti della villa romana.
Sulle rovine del Fundo, i monaci farfensi edificarono il primo Castello di Petriolo, che nel 1000 risulta proprietà del Vescovo di Fermo. Nel 1070 passò a Grimaldo dei Nobili e, sotto questa famiglia, il castello prosperò fino al 1264. In quell’anno Manfredi di Svevia inflisse un duro colpo a Petriolo e ai suoi signori, colpevoli di essersi schierati contro il partito ghibellino. Il castello fu parzialmente distrutto e annesso al territorio di Monte dell’Olmo (l’attuale Corridonia).
Nel 1341 il castello fu venduto alla città di Fermo, e la signoria fermana durò fino al 1808, con l’avvento del Regno d’Italia napoleonico. Con la restaurazione pontificia del 1815, Petriolo passò sotto la Delegazione apostolica di Macerata e, dopo l’Unità d’Italia nel 1861, divenne uno dei 57 comuni della nuova provincia di Macerata.
Nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale, fu istituito un campo di internamento femminile presso la villa Savini Catalani in località Castelletta.
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Ascolta l’audioguida di Petriolo letta dall’attore Cesare Bocci:
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